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E TORNEREM A BAITA

concert de dessin di
Erica Boschiero
Paolo Cossi
Sergio Marchesini

“C’è un’ora del giorno, di quei giorni limpidi di estate piena, in cui le Dolomiti viste dall’alto sono azzurre. Decine di differenti toni di blu, a seconda del piano d’orizzonte a cui il profilo appartiene. Blu intenso le cime più vicine, e poi sempre più chiaro, a sfumare di piano in piano, verso l’altrove che non conosciamo. A vederli dall’alto, i profili delle montagne più basse, quelli ricoperti di abeti e larici e pini, sembrano schiene di antiche bestie addormentate. Schiene enormi, chine sulla terra ad ascoltarne il battito. Puoi allungare la mano, e accarezzarle. E allora sembra di sentire sul palmo il pelo morbido d’aghi, i graffi della corteccia, la scia della resina”

Così si apre il concert de dessin “E Tornerem a Baita” che dal 2016 solca i palchi d’Italia, Francia, Svizzera, Repubblica Ceca, Ungheria raccontando uno dei luoghi più magici, misteriosi e potenti del nostro paese: le Dolomiti.
Per omaggiarle e raccontarle la cantautrice cadorina Erica Boschiero, il fisarmonicista padovano Sergio Marchesini e il fumettista Friulano hanno deciso di dedicare alle Dolomiti uno spettacolo teatrale, un concerto disegnato, che ora, grazie a Squi[libri], diventa anche libro-cd.
Uno spettacolo che narra gli antichi miti delle terre dolomitiche, per condurre il pubblico a una riflessione sulle proprie radici, sull’importanza di conoscere da dove si viene, per capire dove si va. Canzoni che raccontano le leggende raccolte dall’antropologo Karl Felix Wolff a cavallo tra Otto e Novecento dalla tradizione orale dell’arco dolomitico (Le leggende dei Monti Pallidi) per rivelarci parti nascoste delle nostre stesse anime.
Brani che parlano di personaggi misteriosi, di vento, di cime, di alberi caduti, di semi che riportano primavera, di montagne che si tingono di rosa al tramonto come da nessun’altra parte al mondo.
Tutto questo per approdare ad una più ampia riflessione sul rapporto tra uomo e ambiente, inteso come casa comune di cui prendersi cura, un rapporto mai come oggi così compromesso e imprescindibile. La tempesta Vaia del 29 ottobre 2018 ha portato agli occhi di tutti la fragilità dell’ecosistema dolomitico e contemporaneamente la forza della sua gente. Il dramma dei boschi abbattuti chiama a una riflessione profonda sulla gestione del territorio delle Dolomiti, sulla sua valorizzazione in ambito nazionale e internazionale, perché tutti abbiamo bisogno di “tornare a baita”, come si auguravano gli alpini in ritirata dalla Russia raccontati ne “Il Sergente nella Neve” di Mario Rigoni Stern, di tornare dentro di noi e dentro alla natura-madre che nella montagna trova forse la sua più potente manifestazione.

 

Gli artisti si esibiscono sul palcoscenico, Erica Boschiero (voce e chitarra) esegue i brani accompagnata da Sergio Marchesini alla fisarmonica ed Enrico Milani al violoncello, brani che Paolo Cossi va ad illustrare in diretta. Una telecamera riprende il disegno in divenire, che viene istantaneamente proiettato alle spalle degli artisti.
Nell’incontro tra musica e disegno è il tempo a stabilire le regole del gioco: nella durata di un brano musicale, le figure prendono vita sul foglio, per completare la narrazione e suggerire nuove interpretazioni.

 

«Erica Boschiero canta un paese di montagne e di fiumi, di selve e di prati, di cielo e d’acqua. Canta con una voce traboccante di energia e di convinzione, di forza e dolcezza, una voce che vezzeggia e sorride, piange, si arrabbia oppure si fa silenzio. Con lei Sergio Marchesini e la sua fisarmonica che non si accontenta di un semplice commento ma dona alle canzoni di Erica tutta la loro ampiezza offrendole il proprio universo. Paolo Cossi, a destra del palcoscenico, tranquillamente seduto, aspetta coi suoi colori e il suo pennello, davanti a una grande pagina bianca. Avremmo potuto dimenticarlo se lo schermo non si fosse improvvisamente animato… Può succedere che gli uomini diventino pazzi, gocce di sangue vengono a tradire la neve… Un fumo opaco che non è di buon auspicio… C’è anche un fucile, nero nella notte nera. E poi improvvisamente, un camoscio che ardisce, infischiandosi dei rischi. Arrampicarsi più alto, sempre. A poco a poco, disegno e musica diventano poesia… Una fuga a tre voci che va scrivendosi di canzone in canzone. Storia delle nostre vite e dei nostri sogni, i nostri timori e le nostre grida, le nostre felicità anche, piccole o grandi» – Dominique Molin

«Nell’istante esatto della nota che si spegne, della voce che si placa, della mano che lancia l’ultimo tratto di colore come grido assoluto, il pubblico giace immobile col fiato sospeso e risale a fatica dalle viscere profonde dell’emozione in cui i miti l’hanno precipitato e hanno detto cose che furono, lontane e vicine, immensamente minuscole come solo possono essere gli elementi del vivente e ne esce come può: con un sorriso, una lacrima, attonito, sorpreso. Nessuno strumento poteva captarne la potenza, si poteva solo viverlo, esserci. L’applauso arriva infine liberatorio, totale, assumendo contorni e colori catartici» – Anna Picard Masi

 

Scheda di presentazione