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LA CATTURA

Di Luigi Pirandello
con Davide Dolores
adattamento teatrale di Davide Dolores
inserti testuali di Pippo Dolores
regia di Marco Artusi

“Vincenzo Guarnotta, don Vicè, come lo chiamavano in paese, in groppa alla sua asinella, seguiva col corpo ciondolante l’andatura dell’animale come se camminasse anche lui; e per poco veramente le gambe, coi piedi fuori dalle staffe, non gli strisciavano sulla polvere dello stradone”.

Così inizia la novella “La cattura” di Luigi Pirandello il cui protagonista, don Vicenzo Guarnotta, ricco possidente terriero siciliano di Girgenti, vive una vita triste, monotona, dimessa: da quando è morto l’unico figlio, quindici anni prima, tutto è cambiato per lui, nulla sembra avere più senso.

Un giorno come un altro, però, mentre torna dalle sue terre in groppa alla sua stanca asinella, ad una svolta della strada polverosa viene assalito e catturato da una banda di tre briganti che lo portano in un luogo nascosto sulla cima di una montagna. Lo segregano in una grotta per poter chiedere un riscatto, ma commettono un grave errore: il Guarnotta non può dare loro i soldi che vogliono perché per avere quella cifra dovrebbe prima vendere case e terreni. Dovrebbero dunque liberarlo, ma non accettano reputando la cosa troppo rischiosa e un sequestro “lampo” si trasforma in lungo soggiorno.

Così inizia la relazione forzata tra i tre banditi da una parte – che si riveleranno essere dei giovani e inesperti ragazzi della zona – e il vecchio possidente dall’altra, una conoscenza che riserverà per entrambe le parti delle inaspettate sorprese.

 

NOTE DI REGIA
Ne La cattura, novella edita nel 1918, Luigi Pirandello dipinge con maestria una storia in fondo semplice ma che nasconde dei temi densi e attuali: il rapporto padre/figlio; il tema della necessità dei giovani di trovare un posto nel mondo per loro e le loro famiglie; la solitudine di chi vive (o prova a vivere) fuori dai percorsi dettati dalle convenzioni sociali, infrangendone le regole nei piccoli gesti (un lutto portato con ostinazione anche dopo quindici anni) o con scelte di vita radicali come intraprendere la via del crimine.

Il grande scrittore agrigentino descrive luoghi, scenari e dinamiche interpersonali siciliane ben note all’interprete Davide Dolores (nato a Mazara del Vallo, Trapani), il quale, nell’adattare il testo per la versione teatrale, ha effettuato degli innesti: alla novella originale aggiunge due brevi racconti scritti dal padre Giuseppe “Pippo” Dolores che perfettamente calzano nella descrizione dei banditi, ragazzi semplici con dei trascorsi da “sconfitti”. Ragazzi nei quali il Guarnotta rivedrà il figlio perduto, tanto da essere chiamato nonno dai figli dei suoi carcerieri, quasi avesse trovato anche dei nipoti mai avuti.

La regia di Marco Artusi, attenta a sottolineare l’ironia che il testo porta con sé, si concentra sui grandi temi poetici e filosofici di Pirandello. Così il tema della morte e dell’eredità morale, in questa novella così forti, vengono visti alla luce dell’ingenuo sequestro, che potendo decretare la fine dell’esistenza del Guarnotta, inaugura invece ironicamente una nuova, seppur breve vita. Vita che lo farà apprezzare per quello che è veramente; che porterà a lui come dono nuovi amici, figliocci e nipoti; che paradossalmente gli riempirà gli ultimi giorni di esistenza nell’antro di una grotta.